LA REALTA ESTERNA NELLE OPERE DI SENTO

Penso che per parlare dello spagnolo Sento, un giovane non nuovo per l’Italia, occorra almeno indicare un termine inedito: surrealismo freddo. In tale dimensione, infatti, viene a collocarsi la sua pittura, riferita visivamente al manifesto, ma, piú compiutamente, ispirata alla situazione culturale del surrealismo, sia nel taglio ipotetico reale, sia nell’operazione di demistificazione che l’artista compie.

Il tema ritornante di Sento è estremamente semplice: la dimensione del sesso, quale appare nell'attuale momento del consumismo. Il sesso, dunque, non già inteso come carica dell’eros (e quindi virtù naturale cui è legata gran parte della «storia» dell'uomo), ma il sesso come prodotto, e degenerato quindi a livello di merce di consumo.

Non si tratta tanto del «più antico mestiere», ma piuttosto dell’utilizzazione che il sesso ha, attraverso i canali «consentiti», per uso diverso da quello specifico (il sesso, per vendere la Coca-cola, o l'automobile; il sesso per persuadere, il sesso per fingere un permissivismo, in realtà insesistene).

E questo tema, proprio come urgente momento della pubblicità, viene analogamente utilizzato da Sento attraverso l’immagine più diretta della pubíblicità: il manifesto.

Solo che il manifesto di Sento non serve «a vendere»; si propone anzi come demistificazione della «vendita», come chiarificazione dell'immagine, da parte di chi compie la propria operazione con l’immagine. Così il manifesto ci svela i propri miti, i propri temi magici: volutamente «non finito», il manifesto di Sento diviene pittura nel momento in cui l'artista spagnolo rivela, attraverso le linee lasciate visibili o i richiami ottici di misurazione, le fasi creative dalla propria immagine, strumento di coscienzalizzazione, piú che di aurea poesia.

E in questi termini, la realtà del nostro mondo, interviene a modificare l’afflato poetico di un giovane artista.

Mauro Corradini

Marzo 1975

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